Il teatrino è stata una istituzione importante a Talacchio, che ha sempre raccolto tutte le generazioni intorno all’arte della recitazione e della musica. Le feste si concludevano spesso con le recite, come si è detto per il martedi di Pasqua. La passione per il teatro come linguaggio espressivo è sempre stata molto forte fino a  tempi recenti, quando tanti abitanti, soprattutto donne, sono state  coinvolte in una esperienza di condivisione, di identità e tanto divertimento ritrovandosi intorno alla preparazione degli spettacoli. Ancora si conservano le sceneggiature scritte a mano, a volte anche in dialetto. 

L’evento più recente e più coinvolgente è stato quello seguito alla mostra L’ABC di Talacchio, la scuola e i suoi alunni e maestre dal 1913 al 1987 allestita nel 2014 da Gabriella Arceci Testasecca, la storica maestra del paese per tantissimi anni.  Il titolo è diventato anche quello della pagina facebook. 

Ogni rappresentazione comportava mesi di prove e l’immancabile cena finale con tutto il paese. 

Non è assolutamente certo invece  che nel teatrino si svolgessero  le prove dei musicisti, ma l’ipotesi  permette di parlare della banda di Talacchio. La nipote di Alfredo Pacini, Serena Marcolini, riporta il racconto di suo nonno che  faceva parte della famosa banda di Colbordolo, ancora oggi molto attiva, ma che  poi,  saputo che il direttore aveva aderito al fascismo, ne volle fondare una nuova a  Talacchio.

 La banda ebbe una vita abbastanza breve ma è stato riconosciuto lo straordinario impegno nel dedicarsi alle prove, nello studiare la musica pur non conoscendone i fondamenti e quindi alimentare un amore per l’arte e per lo spirito comunitario vissuto attraverso la musica. Pacini dovette trovare i musicisti della sua banda tra i contadini e gli operai del paese, coglierne le potenzialità musicali e coltivarle attraverso lezioni propedeutiche affinchè i novelli musicisti potessero suonare anche senza conoscere la musica. La banda si esibiva anche nei paesi limitrofi e fu l’orgoglio del paese fino ai primi anni ’60, quando poi si fuse con quella di Colbordolo. 

Le arti hanno dunque rappresentato un elemento evidente del DNA degli abitanti. 

D’altra parte nella Orazione sopra il castello di Talacchio del 1774  Giuseppe Rosa, che visse a Talacchio per tre anni, loda il paese come un luogo “dove potè imparare a conoscere le lettere e le discipline umanistiche, dove visse a contatto con la gente cordiale e mite come la natura che la circonda, gente che si nutriva delle arti che fiorivano liberamente e che richiamavano da tutto il circondario uomini illustri che ponevano in Talacchio la loro residenza”.